Amt, i sindacati rompono il silenzio e illustrano le tappe del piano per salvare azienda e posti di lavoro

Dopo le notizie sulla crisi di Azienda Mobilità e Trasporti e sulla richiesta di liquidazione giudiziale di due creditori, i sindacati ricostruiscono cosa sta accadendo: misure protettive attive fino a febbraio 2026 (con possibile proroga), udienza fissata il 12 febbraio e un percorso in due mosse per uscire dalla crisi. Ecco numeri, accordi e prossime tappe

Le voci circolate nelle ultime ore sulla crisi di Azienda Mobilità e Trasporti (AMT) e sulla richiesta di liquidazione giudiziale hanno innescato inquietudine tra lavoratori e cittadini. A provare a mettere ordine arriva una nota delle segreterie Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Faisa-Cisal, che chiarisce lo stato della procedura e soprattutto la strategia in corso per portare l’azienda fuori dalla tempesta.

Misure protettive e udienza del 12 febbraio: cosa risulta oggi
Il primo punto riguarda le misure di protezione concesse dal Tribunale: secondo quanto riferito dai sindacati, il Tribunale avrebbe autorizzato queste misure da ottobre 2025 fino a febbraio 2026, con la possibilità di una proroga di ulteriori 120 giorni. In sostanza, una “cornice” temporanea pensata per mettere l’azienda al riparo da iniziative dei creditori mentre si tenta il risanamento.
Dentro questo percorso, però, c’è un passaggio che ha acceso l’attenzione: durante le udienze per la concessione delle misure protettive, due creditori avrebbero chiesto la liquidazione giudiziale di AMT. La Procura avrebbe avallato questa ipotesi, con un’udienza già calendarizzata dal mese di dicembre 2025 per il 12 febbraio.
È qui che i sindacati provano a spostare il discorso dal “titolo che spaventa” alla sostanza: in attesa delle prossime udienze e dell’auspicata proroga delle misure protettive, l’obiettivo dichiarato resta uno solo: portare AMT, con tutti i lavoratori, fuori dalla crisi.
La “cura” in due capitoli: stabilizzare i conti e spegnere il debito
La nota sindacale schematizza il problema in modo netto, dividendo la crisi in due macro-capitoli.
1) Stabilizzare il conto economico
Tradotto: AMT non deve continuare a “generare debito” anno dopo anno. Il nodo principale, spiegano, è l’adeguamento del contratto di servizio, ritenuto sotto compensato: se il servizio costa più di quanto viene riconosciuto, l’azienda si consuma mese dopo mese.
2) Gestire debito pregresso e ricapitalizzazione
Il secondo capitolo è più lungo e impegnativo: pagare il debito nell’arco di 60 mesi e accompagnare il percorso con una ricapitalizzazione. In pratica, non basta pareggiare il presente: bisogna anche chiudere i conti col passato e rafforzare la struttura finanziaria.
Le risorse già messe sul tavolo: 2025 e 2026
Sul fronte 2025, i sindacati ricordano che, dopo accordi sindacali, sono state già previste risorse straordinarie:
- Regione Liguria: 14,3 milioni di euro
- Comune di Genova: 7,8 milioni di euro
Per il 2026 entra in gioco anche un altro tassello: una manovra tariffaria che, nelle previsioni indicate, dovrebbe portare circa 10 milioni di euro annui in più alle casse aziendali.
In parallelo vengono richiamati due accordi considerati cruciali con gli enti che programmano, finanziano ed erogano il Trasporto Pubblico Locale.
- Accordo con Regione Liguria (11 dicembre 2025): impegno a rendere strutturali alcune risorse collegate alla mancata proroga di misure previste dalla Legge di bilancio 2025 e a rimodulare la ripartizione ferro-gomma degli stanziamenti nazionali, con l’effetto di garantire tra 10 e 14 milioni in più ad AMT (e alle aziende del Trasporto Pubblico Locale ligure).
- Accordo con il Comune di Genova (5 gennaio 2026): confermando un’intesa già avviata il 2 ottobre 2025, il Comune si impegnerebbe a sostenere, insieme agli altri enti coinvolti, il riequilibrio dei contratti di servizio e avrebbe accantonato a bilancio 15 milioni di euro per il 2026.
Il messaggio, però, è prudente: queste cifre vengono descritte come una prima risposta, importante ma non ancora sufficiente. Secondo i sindacati, servirà incrementare ulteriormente le risorse per garantire un equilibrio pieno e stabile del conto economico.
Il debito pregresso: tutto legato al via libera del Tribunale sul piano di risanamento
Il capitolo “debito” viene presentato come condizionato da due fattori:
- l’omologa (cioè l’approvazione formale) da parte del Tribunale del piano di risanamento presentato da AMT;
- la prosecuzione delle misure di protezione.
In altre parole: senza l’ombrello delle misure protettive e senza un via libera giudiziario al piano, la strategia dei 60 mesi diventa difficilmente praticabile.
Le prossime tappe: incontro il 23 gennaio e nuovo confronto entro fine mese
Infine, la tabella di marcia: i sindacati indicano un incontro con AMT già fissato per il 23 gennaio e un ulteriore confronto con il Comune di Genova entro la fine del mese, dopo i quali promettono aggiornamenti.
Il quadro che esce da questa ricostruzione è chiaro: da un lato c’è una procedura giudiziaria con una data pesante sul calendario, dall’altro c’è un percorso istituzionale e finanziario che punta a evitare lo scenario peggiore. E nelle prossime settimane, tra udienze e accordi, si capirà se AMT riuscirà davvero a rimettersi in carreggiata senza scaricare il prezzo su lavoratori e servizio ai cittadini.
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